Fundraising per la politica: 2 per 1000 tra consenso economico ed elettorale

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19, ottobre, 2026di: admin

Il 2 per 1000 a sostegno dei partiti politici funziona davvero? Quali le prospettive per i prossimi anni?

Negli ultimi cinque anni si sono consolidati due macro-trend divergenti a seconda della destinazione scelta.

Nonostante il meccanismo sia quasi l’unica fonte di sostentamento pubblico indiretto rimasta ai partiti dopo l’abolizione dei rimborsi elettorali (Legge n. 13 del 21 febbraio 2014), l’efficacia del fundraising per la politica tramite questa opzione mostra forti disparità:

  • Scarsa adesione: solo una percentuale ridotta di contribuenti (storicamente intorno al 3-4% del totale) decide di apporre la firma per un partito.
  • Risorse stabili ma concentrate: le risorse totali destinate ai partiti oscillano complessivamente tra i 18 e i 24 milioni di euro all’anno. Gran parte dei contribuenti ignora questa opzione o decide deliberatamente di lasciare lo spazio vuoto nel riquadro della dichiarazione dei redditi.

Di questo passo, non ci sarà mai una crescita sostanziale. Eppure, ci sono partiti che festeggiano.

I partiti politici italiani, salvo rarissime eccezioni, non fanno vero fundraising, ma si limitano a fare ‘raccolta fondi’ passiva o emergenziale. Il 2 per mille ne è la prova lampante: viene vissuto come una tassa da riscuotere e non come uno strumento di relazione con il donatore.

Le forze politiche soffrono di una profonda mancanza di competenze interne: manca la figura del fundraiser professionista e manca una visione di lungo periodo.

Molti partiti si attivano per chiedere il 2 per mille (o donazioni private) solo a ridosso delle scadenze fiscali o delle campagne elettorali, dimenticandosi del cittadino durante il resto dell’anno.

Finché il rapporto con l’elettore-donatore rimarrà transazionale e non basato sulla trasparenza e sulla rendicontazione di come vengono spesi i soldi, le percentuali di firma sulla dichiarazione dei redditi rimarranno fatalmente basse.

Se guardiamo alla mappa del “consenso economico”, la classifica del 2 per mille riflette i rapporti di forza della politica italiana:

  • Partito Democratico: il PD mantiene la base di contribuenti più strutturata e propensa alla firma, incassando costantemente la quota maggiore (spesso tra i 6 e gli 8 milioni di euro).
  • Fratelli d’Italia: in parallelo con l’ascesa politica di Giorgia Meloni, le firme per FdI sono decollate, portando il partito a tallonare o superare le altre forze del centrodestra.
  • Lega e di Forza Italia: la Lega ha visto una progressiva riduzione dei proventi, legata al calo dei consensi. Forza Italia mantiene uno zoccolo duro, ma risente del ricambio generazionale dei suoi elettori.
  • Movimento 5 Stelle: entrato ufficialmente nel riparto solo di recente sotto la leadership di Giuseppe Conte, la sua raccolta ha richiesto tempo per andare a regime.

Perché gli italiani firmano così poco?

  1. Mancanza di informazione: molti cittadini non conoscono l’esistenza del 2 per 1000 e si tende a confondere ancora il 2 per mille con l’8 per mille o il 5 per mille.
  2. Natura “escludente”: a differenza dell’8 per mille, nel 2 per mille vengono distribuiti solo i soldi di chi firma effettivamente. Se non si firma, la quota resta allo Stato.
  3. Diffidenza verso i partiti: la scelta di non firmare viene spesso usata come una forma di protesta silenziosa, il che dimostra come il fundraising per la politica trovi ancora forti resistenze culturali nel nostro Paese.

 

Foto di Brian Wertheim