Il fundraising per la politica e finanziamento dei partiti

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13, aprile, 2026di: admin

Da molti anni, in Italia, il Terzo Settore ed anche alcuni Enti Pubblici utilizzano le tecniche di fundraising per finanziare progetti di carattere sociale. Si va dalle organizzazioni di volontariato ai musei, dagli ospedali alle cooperative sociali: un mondo variegato di soggetti che funzionano grazie a donatori e donazioni, a mission chiare e buone cause. Va precisato che tra fundraising e raccolta di fondi le differenze sono tante: possiamo dire che sono “parenti”, ma molto lontani.

Nel nostro Paese, il fundraising per la politica potrebbe essere attivamente utilizzato non solo per finanziare i partiti, ma anche per rinsaldare il rapporto tra politica e cittadini. Da gennaio 2017 la maggior parte delle forze politiche non ha più diritto a ricevere contributi pubblici per il proprio funzionamento.

Ma all’abolizione del finanziamento cosa è seguito? Certo non l’arrivo strutturato del fundraising per la politica nei partiti. Esclusi alcuni casi isolati, nessuno ha fatto passi significativi in questa direzione. I più si sono limitati a sporadiche azioni di raccolta fondi (cene, talvolta persino tombole) e a campagne minime e poco efficaci per il 2 per 1000. Non lo dico io: basta leggere i bilanci. Emergono debiti rilevanti, licenziamenti, cassa integrazione e chiusura di sezioni/circoli di partito.

Eppure, il fundraising per la politica, che rappresenta uno specifico ramo del fundraising, potrebbe risolvere gran parte di questi problemi con investimenti contenuti e mirati.

Il fundraising per la politica non è una semplice raccolta di fondi, ma un sistema complesso che include la gestione del donatore, il rapporto continuativo con lo stesso, l’uso strategico dei database e una comunicazione mirata.

Purtroppo, l’idea riduttiva del fundraising è ancora molto diffusa e questo ostacola lo sviluppo del fundraising per la politica. Non si valorizzano aspetti fondamentali come la trasparenza e la rendicontazione, elementi invece centrali per chi utilizza correttamente il fundraising nel Terzo Settore.

Va inoltre considerato che una parte significativa delle risorse dei partiti è spesso collocata nelle fondazioni collegate, enti autonomi che non sempre sono soggetti a rigorosi obblighi di trasparenza. Anche in questo contesto, il fundraising per la politica potrebbe introdurre pratiche più chiare, strutturate e responsabili.

Era davvero necessario abolire il finanziamento pubblico dei partiti? Non sarebbe stato preferibile un sistema misto, in cui lo Stato erogava fondi in proporzione a quanto raccolto attraverso il fundraising per la politica? In questo modo si sarebbe premiato l’impegno, si sarebbero ridotte zone d’ombra e possibili sotterfugi, evitando anche donatori discutibili. Inoltre, si sarebbero salvaguardati posti di lavoro e, soprattutto, una parte importante della qualità democratica del Paese.

Per approfondire l’argomento consiglio due testi da utilizzare: Raffaele Picilli-Marina Ripoli: “Come raccogliere fondi per la politica” Rubbettino Editore oppure Raffaele Picilli – Marina Ripoli “Fundraising e comunicazione per la politica” Rubbettino Editore o anche Come organizzare eventi per il fundraising politico