Il fundraising per la politica nel 2026

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02, aprile, 2026di: admin

Non è corretto tradurre “fundraising per la politica” con la semplice espressione “raccolta fondi per la politica”: le differenze sono profonde e riguardano non solo il linguaggio, ma soprattutto l’approccio strategico e relazionale.

Nel fundraising per la politica, il rapporto tra donatore ed elettore si sovrappone e si rafforza: chi contribuisce economicamente è spesso anche un sostenitore attivo e un potenziale ambasciatore del progetto politico. Per questo motivo, la relazione non può essere occasionale, ma deve essere coltivata nel tempo con attenzione e coerenza.

Un aspetto centrale è la fidelizzazione. Non conta tanto la prima donazione, quanto la capacità di trasformarla in un impegno continuativo. Il donatore regolare ha un valore molto più elevato rispetto a quello occasionale, ed è per questo che strumenti di gestione e analisi dei donatori diventano indispensabili per costruire relazioni durature ed efficaci.

A differenza delle pratiche tradizionali, qui non si parla semplicemente di sostenitori economici, ma di individui coinvolti anche sul piano civico e politico. Questo implica tecniche, linguaggi e strumenti specifici, capaci di integrare partecipazione, comunicazione e raccolta di risorse.

Un ruolo decisivo è svolto dalla leadership: il candidato o il segretario devono esporsi in prima persona, diventando il volto credibile e riconoscibile del progetto. La fiducia, infatti, è uno dei principali motori della donazione.

Il tempo rappresenta un altro fattore critico. Una strategia efficace deve essere pianificata con largo anticipo, idealmente tra i 6 e i 12 mesi prima delle elezioni, considerando che il giorno del voto segna una scadenza naturale per molte attività di raccolta.

In questo contesto, la comunicazione è fondamentale: deve anticipare, accompagnare e seguire ogni iniziativa, creando continuità e rafforzando il legame con la comunità di riferimento. Non si tratta solo di chiedere risorse, ma di costruire un racconto condiviso.

Accanto alle donazioni dirette, in Italia esiste uno strumento importante ma ancora sottoutilizzato: il 2 per mille ai partiti politici. Introdotto dopo l’abolizione del finanziamento pubblico diretto, consente ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF a favore di un partito iscritto negli appositi registri. Negli ultimi anni, solo una percentuale limitata di contribuenti – generalmente inferiore al 4% – ha effettuato questa scelta, con un totale che si aggira attorno ai 20-25 milioni di euro annui distribuiti tra le diverse forze politiche. Questo dato evidenzia un ampio margine di crescita: una strategia efficace potrebbe aumentare significativamente sia la partecipazione sia le risorse disponibili.

Il fundraising per la politica, quindi, non è una semplice attività accessoria, ma uno strumento strategico che consente di aggregare consenso, rafforzare il senso di appartenenza e garantire sostenibilità economica e organizzativa a partiti e movimenti. Anche il 2 per mille, se integrato in una visione più ampia, può diventare parte di una strategia strutturata di coinvolgimento dei cittadini.

L’esperienza consolidata di oltre un secolo negli Stati Uniti dimostra come modelli evoluti di fundraising per la politica possano contribuire ad aumentare significativamente la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, trasformando i sostenitori in protagonisti attivi del processo democratico.

Per approfondire l’argomento consiglio due testi da utilizzare: Raffaele Picilli-Marina Ripoli: “Come raccogliere fondi per la politica” Rubbettino Editore oppure Raffaele Picilli – Marina Ripoli “Fundraising e comunicazione per la politica” Rubbettino Editore